Quando il soggetto e' l'aria

Non sono pochi i pittori che hanno cominciato a dipingere non proprio da giovanissimi. Luciano Berruti è uno di questi: nato nel 1931 ad Asti, comincia ad avvicinarsi alla pittura a metà degli anni Settanta, ma il senso del colore e la sensibilità cromatica facevano già parte delle sue “cellule genetiche”.

L’artista non ha un soggetto preferito: tutto ciò che vede – un paesaggio urbano, un panorama collinare, una natura morta -può essere lo spunto per un quadro. Ciò che lo attrae, infatti, non è tanto l’”argomento” che tratterà sulla tela, quanto il modo in cui questo discorso verrà affrontato.

E il suo strumento, nel corso di questo dialogo, è l’aria che ci circonda, che acquista nei suoi quadri uno spessore particolare espresso attraverso il colore. Tutte le immagini che Berruti dipinge, infatti, sembrano viste attraverso un filtro che attenua le linee dritte, lascia indefiniti i contorni, ma soprattutto dona una dominante cromatica che diventa quasi una sigla, un segno di riconoscimento della sua pittura.

Il lavoro principale è dunque svolto nella relazione colore-luce, un colore che alla fine diventa sinonimo di tempo, di durata, perché si imprime sulla retina dell’osservatore prima dell’immagine o, al contrario, diventa esso stesso immagine. E’ un colore che assorbe e restituisce le emozioni fondamentali della percezione visiva che non può avvenire senza la luce. Ecco allora che i titoli rivestono, per queste opere, poca importanza: i tramonti, le vigne, gli scorci cittadini, le brocche con la frutta sono solo un pretesto per indagare ciò che l’artista riesce ad ottenere con il colore, osservando e studiando i cambiamenti della luce.

Berruti affronta dunque con mezzi meramente visivi il mondo che ha di fronte e nel caos delle possibili proliferazioni delle forme, si attiene alla sua sensibilità cromatica componendo un quadro che, in ultima analisi, è il risultato del suo stesso essere.

Marilina Di Cataldo