L'anima dietro le nebbie

Presentare Luciano Berruti è facilissimo e difficilissimo allo stesso tempo. Facilissimo perché lui è artista a tutto tondo che trasmette sulla tela immagini lievi quasi sempre come viste dietro un velo di nebbia, di ricordi appannati, di deja vu, di rimembranze che rimbalzano lievi, ma pressanti sull’anima di chi le guarda.

E’ facilissimo perché, guardando i suoi quadri, si scruta direttamente Berruti perché così è l’artista, schivo, sempre pronto a mascherarsi, sempre leggero come i suoi passi ed il suo sguardo, dietro ad una cortina di sobrietà, di timidezza, un velo preso da un cassetto dell’ essere nel quale giaceva per alzarlo, o calarlo, sui suoi lavori, sui suoi parti artistici che, dopo una lunga e tormentata gestazione nell’animo finalmente, sbrigativamente, ma solo in apparenza, prendono forma, si mostrano e vivono, ma sempre dietro al velo, alla caligine di un mostrarsi, ma da lontano. Presentare Luciano Berruti è facilissimo, ma poi neanche tanto, poiché, nei suoi quadri, egli ha incominciato a mostrarsi non per stupire, ma con grande intimassimo proprio stupore. Lui, che che la vita aveva destinato a primeggiare in tutt’altro. Doganiere di gusto e ricercatezza, conosciuto per essere punto di riferimento dell’apparire ecco che decide, con tutta la timidezza che gli è propria, ma che nasconde una dura scorza di combattente, di uscire fuori dal solito schema, di essere artista e proiettarsi, mostrarsi, al di fuori del suo piccolo, appartato, vulcanico atelier d’artista.

Presentare Luciano Berruti è difficilissimo perché l’uomo è caleidoscopico, in ogni incontro può mostrare diverso sé, i segni di un continuo tormentato rimescolamento dell’anima, sempre pronta a mettersi in dubbio piuttosto incline, e questo bisogna addebitarglielo, al condannarsi che all’assolversi. E’ proprio in questo sta la grande spinta interiore che lo anima e che, guardando le sue opere ad una prima vista sommaria, potrebbe non trasparire subito per quel piccolo gioco a rimpiattino che egli fa con chi guarda, ma più ancora con se stesso, perché l’uomo è anche ironico, sarcastico, gioioso. Per conoscerlo occorre scostare i veli, attraverso le nebbie ed avventurarsi nelle strade, fermarsi a quegli angoli di case, ammirare i suoi cieli, i petali dei suoi fiori, altrettanti petali del suo sfaccettato carattere. Quei paesaggi, quelle vie, quelle case, quei fiori sono sempre familiari, potrebbero essere angoli dell’Asti che ama, ma anche di una Asti del cuore, del sogno, una Asti dell’Altrove.

Altri diranno del tratto del pennello, del colore, dei segni prospettici, delle cromaticità, altri saranno critici attenti ed eruditi. A me basta l’emozione, lo struggimento, la riproposta di altri angoli, di altri angoli, di altri cieli che da dietro la patina dell’emozione, delle pennellate berrutiane entrano a sfiorare brandelli di sentimenti, emozioni, alimentandone di nuove e lasciandomi appagato.

Livio Musso